Il mondo del fitness e le sue contaminazioni d’oltreoceano: quando un salto diventa jump

Nel mondo variegato del fitness si assiste ogni anno alla nascita di nuovi corsi e discipline per stimolare e motivare continuamente la clientela. Molto spesso però, non si tratta di vere e proprie novità, ma di discipline in voga oltreoceano che propongono, con nomi nuovi, concetti e metodiche di allenamento già note: è così che negli ultimi anni siamo passati dal total body conditioning al piloga (pilates+yoga), dalla fitboxe (fitness+boxe) alla glam dance (aerobica+danza), dal body pump allo yoga calm, dall’antigravity al functional training ecc.

Sicuramente tra queste nuove tendenze del fitness, il crossfit è quella di maggior successo; infatti sviluppatosi in modo esponenziale nell’ultimo decennio, conta più di 13 mila palestre affiliate (chiamate “box”) in oltre 71 paesi.

Esso deve la sua rapida ascesa alla combinazione di più fattori: un’accattivante campagna di marketing (grazie anche alla Reebok sponsor ufficiale dal 2010), un innovativo utilizzo di internet (attraverso la creazione di una community tra gli affiliati, l’utilizzo di un medesimo allenamento giornaliero-“wod “= workout of the day- e l’organizzazione dei “crossfit games” ossia competizioni internazionali capaci di coinvolgere più di 270 mila persone), e l’introduzione in un’unica disciplina di esercizi provenienti dal sollevamento pesi, dalla ginnastica attrezzistica, combinati in attività aerobiche ad alta intensità, eseguiti in gruppo per sfruttare la molla motivazionale.

Il merito del crossfit e del suo creatore Greg Glassman, al di là del suo lodevole e innovativo “tentativo di ottimizzare l’abilità fisica in ognuno dei 10 domini di fitness riconosciuti, come la forza, la resistenza, la flessibilità, l’equilibrio, la coordinazione ecc. ” come egli stesso dichiara, è stato quello di sdoganare e diffondere tecniche di allenamento a corpo libero utilizzate solo in ambienti specializzati nella preparazione fisica dell’alto rendimento.

Al tempo stesso però la sua struttura di allenamento, prevedendo l’aumento contemporaneo di tre parametri fondamentali quali l’utilizzo di grandi carichi da sollevare, il basso recupero tra le varie serie e il numero elevato di ripetizioni, aumenta notevolmente il rischio d’infortuni.

Inoltre, come stesso accade importando mode d’oltreoceano, l’influenza si estende anche alla terminologia tecnica. E’ così che dall’oggi al domani, i termini correttamente utilizzati nella nostra lingua, sono stati soppiantati da parole anglosassoni, con la conseguenza che gli sportivi e gli atleti non conoscono più cosa sia una “girata” ma sanno eseguire un “clean”, al posto del riscaldamento effettuano il “warm-up”, lo “strappo” è diventato “snatch”, lo “stacco” “deadlift”, lo “slancio” “jerk”, le “spinte” sono “dip, e ahimè un semplice “salto” è ormai “jump”!!

ARTICOLO PUBBLICATO AD APRILE 2019 SU CULTURAIDENTITA’