Correre per dimagrire: l’equivoco della corsa lenta

E’ opinione comune ai più che la corsa lenta sia un mezzo efficace per dimagrire perché a velocità non troppe elevate si utilizzano come substrato energetico principalmente i grassi.

Nella realtà dei fatti però quasi sempre questa pratica non raggiunge quei benefici sperati.

Ma da cosa dipende ciò? Sicuramente un elemento condizionante e imprescindibile per ottenere dei risultati è la corretta alimentazione; ma se ci volessimo focalizzare solo sull’efficacia della corsa lenta ci imbattiamo su degli equivoci che sono stati diffusi per anni.

 

Quando si consumano più calorie

L’equivoco più diffuso di cui ci occupiamo in queste brevi righe riguarda il concetto del consumo delle calorie.jogging

Ci è stato ripetuto un’infinità di volte che per dimagrire è necessario allenarsi per bruciare più calorie di quelle che introduciamo durante i pasti.

E questo è verissimo. Tuttavia vi è un dettaglio importante sul quale vi è una certa confusione: quando è che queste calorie vengono maggiormente consumate? Non certo durante l’allenamento (perché necessariamente non può protrarsi per troppe ore) ma subito dopo, durante la fase di recupero.

Infatti in un ipotetico allenamento di 30 min a bassa intensità cioè a 8 km/h (sappiamo che il consumo dipende da vari fattori e cioè il peso corporeo, la pendenza del terreno, il grado di allenamento e l’efficienza del gesto tecnico, il vento, gli indumenti indossati ecc), rispettando la formula più o meno valida che stabilisce 1kcal per ogni Kg al km, un soggetto che pesa 70 kg consumerà circa 280 kcal (280=70×4). Sappiamo anche che un piatto di pasta al pomodoro di 80gr con 10 gr di olio d’oliva e 10 gr di parmigiano ne possiede 450, cioè quasi il doppio!!

C’è evidentemente qualcosa che non torna.

 

Allenamento come stress controllato

Il malinteso viene proprio dal fatto che non si comprende l’obiettivo dell’allenamento. Una definizione che a noi piace e che meglio rende l’idea di cosa intendiamo per allenamento, è quella di “stress controllato”, cioè voluto e organizzato secondo una precisa abilità ed entro una certa soglia, in grado di provocare come reazione, un adattamento, tramite una “risposta ormonale”.

Tale adattamento è necessario al corpo per evitare di trovarsi nella stessa situazione di stress la volta successiva. In breve è il principio del miglioramento o in termini tecnici della “supercompensazione”.

E’ durante la fase di recupero post work out (che varia dalle 24 alle 72 ore) che si dimagrisce maggiormente. Infatti è questo il momento in cui il corpo richiede maggiore energia (calorie prese per lo più dai grassi) per ottenere questi cambiamenti; questo aumento del metabolismo successivo all’allenamento sarà la chiave del dimagrimento.

 

Come dimezzare il tempo di allenamento raddoppiando i risultati

Per dimagrire l’aspetto più importante quindi è lo stimolo, che difficilmente si raggiunge con corse lente anche se lunghe. Uno stimolo più adatto si consegue piuttosto con la metodica degli allenamenti intermittenti, che fanno parte della famiglia degli allenamenti aerobici con intervalli, e che presentano come caratteristiche peculiari fasi con intensità medio-alte (da 10” fino ad 1 min) alternate a fasi di recupero (da 10” fino a 30”).

Con una conoscenza dei principi dell’allenamento e con una un minimo di volontà e costanza, si potrebbe risparmiare per lo meno la metà del tempo avendo il doppio dei risultati.

 

Kinesomatica: un percorso personalizzato

Per ottenere ciò però e per essere sicuri che lo stress sia coretto, cioè ad una soglia giusta per raggiungere il massimo dell’efficacia e senza farsi male, è necessario rispettare il concetto di individualizzazione, progressività e variazione dei carichi.

Il maggior beneficio si ottiene nel caso in cui il programma sia calibrato secondo l’esigenza individuale e inserito in un percorso personalizzato di lavoro non solo fisico che coinvolga anche altri aspetti, secondo i principi che sono alla base della metodologia della Kinesomatica.